Roller Inline
11-12 luglio 2026, Le Mans (Francia)
di Domenico Valente
ph di copertina: Frank Depping

Dal 2000 le 24h Rollers si corrono sul circuito Bugatti di Le Mans: da allora oltre 100.000 pattinatori hanno percorso questa pista per diventare “finisher”. Nel 2026, però, la storica prova non è durata 24 ore ma 14: una decisione del prefetto ha compresso la gara fra le 22 di sabato e il mezzogiorno di domenica. A pesare sulla scelta è stata l’ondata di caldo eccezionale che in quei giorni ha investito la Francia, con temperature dell’aria ben oltre i 35°C e un’afa secca che rendeva impegnativa qualunque attività fisica prolungata, tanto più su un asfalto esposto al sole per gran parte della giornata.

Chi non segue il mondo dell’endurance su pattini potrebbe confondere questo evento con la sua controparte più famosa, la 24 Ore automobilistica che si corre sullo stesso circuito. Sono due manifestazioni distinte: stesso asfalto, stesso ponte, stessa idea di resistenza estrema, ma un pubblico e un mondo di riferimento completamente diversi — quello, silenzioso e capillare, dei club di pattinaggio italiani ed europei che ogni anno arrivano al Mans per correre, non per guardare correre gli altri.

Per centinaia di squadre arrivate da tutta Europa, la cifra “24” non era solo un numero sul regolamento: era l’idea stessa della prova, una notte intera vissuta sui pattini. Ritrovarsi con una gara ridotta ha significato ricalibrare strategie di turnazione, obiettivi di distanza, e persino il modo in cui questa edizione verrà ricordata negli anni a venire.

Il circuito Bugatti, con i suoi 4,185 km per giro, una salita di 600 metri fino al celebre ponte e una discesa di 1.000 metri verso il rettilineo, si è confermato lo stesso teatro di sempre: notturno, completamente illuminato, condiviso da centinaia di pattinatori in quad, inline, in solitaria o in squadra. Per avere un’idea di cosa significhi spingere al limite su quel tracciato, basta un numero: il record assoluto sul giro in roller appartiene a Bart Swings, capace nel 2015 di completarlo in 5’32”, con una media superiore ai 45 km/h — una velocità che dà la misura di quanto quella discesa, per chi la percorre davvero, sia tutt’altro che una formalità.

Un podio marchigiano, con radici lombarde, siciliane e venete

Tra le squadre in pista nella notte c’era anche il Quad Roller SK8 Team: dieci atleti, età media sopra i sessant’anni, forte identità marchigiana affiancata da Siracusa, dalla Lombardia e dal Veneto — quest’ultimo rappresentato proprio da Bertasini, arrivato da Verona. Una formazione che racconta quanto la passione per i quad sappia unire generazioni e territori diversi, e che non si è fatta intimidire né dalla durata ridotta né dalla notte sul Bugatti: nella categoria 24h Quads Homme/Mixte ha chiuso al primo posto, con 92 giri e 385,020 km percorsi complessivamente.

Stefano Bertasini sul circuito, prima della partenza

La notte raccontata da chi la vive da undici anni

Per capire cosa abbia significato davvero correre a Le Mans quest’anno, la voce più utile non è quella di chi guarda da fuori, ma di chi quella pista la percorre da più di un decennio. Stefano Bertasini, allenatore e uno dei fondatori del Roller Club Scaligero, era alla sua undicesima edizione. Fino a quest’anno il suo bilancio era di due secondi posti e una vittoria alle 24 ore di Le Mans — e il 2026 ha aggiunto una variabile nuova: per la prima volta ha affrontato il Bugatti con i quad.

«Quest’anno con i quad — un’esperienza che non avevo ancora provato — l’obiettivo era logicamente fare un podio.»

Un obiettivo misurato, non una vittoria annunciata. Dietro quella prudenza c’era una preparazione complicata: un grave incidente sugli sci lo aveva fermato per tre mesi, proprio nella fase cruciale dell’avvicinamento alla gara.

«La preparazione è partita in ritardo, a causa degli incidenti che ho subito sciando: ho perso tre mesi. Però allenandomi quasi tutti i giorni sono a un buon punto, e mi sento pronto.»

Il risultato — il primo posto di categoria — è arrivato quindi come un margine in più rispetto a quanto lui stesso si aspettava alla vigilia: la misura di quanto, in una notte di endurance, la testa possa contare quanto le gambe.

Cosa succede davvero, ora per ora

È qui che il racconto di chi la gara la vive dall’interno aiuta a capire cosa significhi davvero correre 14 ore su un tracciato come il Bugatti: la distinzione tra quad e inline nella gestione delle pendenze, il modo in cui una squadra organizza cambi e micro-riposi durante la notte, le strategie per mantenere medie di velocità significative e più alte possibili. Sono le tecniche di scia, la gestione della salita e della discesa, la lettura del cronometro — elementi che hanno più in comune con il motorsport di quanto un osservatore occasionale potrebbe immaginare.

Podio categoria 24h Quads Homme/Mixte

L’alba, il momento che resta

C’è un istante che, edizione dopo edizione, i pattinatori dell’endurance raccontano tutti allo stesso modo: l’alba. Intorno alle cinque del mattino, con ore di gara ancora nelle gambe, il sole è sorto dietro il ponte storicamente noto come Dunlop, ribattezzato Goodyear nel 2026 in ambito motoristico.

«La parte più bella ed emozionante della 24 ore è sicuramente al mattino, alle 5, quando vedi sorgere il sole dietro il ponte — quello che si vede in tutte le immagini della manifestazione. È un’emozione fortissima: una mia foto di quell’alba è addirittura finita sul sito ufficiale.»

È il passaggio che rende riconoscibile questo tipo di gara ovunque nel mondo dell’endurance: la notte cede il passo al giorno, la fatica accumulata viene riletta alla luce nuova, il rumore dei pattini diventa quasi un battito regolare — la stessa immagine iconica che accompagna la 24 Ore automobilistica, tradotta però sui pattini.

Podio World Skate Marathon Tour 2024

Una carriera fatta di notti così

Che Bertasini sia arrivato a questa edizione da protagonista non è un caso isolato: nel suo palmarès recente c’è anche la vittoria nel World Skate Marathon Tour 2024, categoria master, oltre a diversi podi nazionali nella 10.000 e nella maratona. Ma quando gli è stato chiesto quale gara ricordasse con più affetto, non ha citato Le Mans:

«Se dovessi raccontare una gara più particolare, è quella degli Europei a Sankt Moritz, dove abbiamo corso sotto la neve.»

È un dettaglio che dice qualcosa sull’intera categoria di atleti che popolano gare come questa: persone per cui l’endurance non è un’eccezione stagionale, ma un filo continuo che attraversa climi, superfici e formati diversi.

Cosa resta, quando cambiano le regole

Che la gara sia durata 24 o 14 ore cambia i numeri sul foglio — tempi, distanze, strategie di turno — ma non cambia ciò che è successo quando centinaia di pattinatori si sono messi in movimento insieme, di notte, su un circuito nato per le auto. È questo il punto della 24 Heures Rollers 2026: un evento capace di adattarsi a un imprevisto — un’ondata di caldo, un’ordinanza prefettizia, un formato dimezzato — senza perdere la propria identità.

La storia di questa edizione è forse anche questa: non solo un podio italiano nella categoria quad, ma la prova che un evento storico può cambiare forma restando fedele a se stesso — proprio come i suoi atleti, che tornano ogni anno nonostante infortuni, regolamenti nuovi e imprevisti, a rimettersi i pattini e ripartire.

 

Condividi anche tu!