Tennis – Wimbledon
di Davide Migliori

Jannik Sinner riscrive per l’ennesima volta la storia: è il primo italiano a vincere Wimbledon.
Lo fa battendo il suo grande rivale Carlos Alcaraz, prendendosi la rivincita della cocente sconfitta patita in finale a Parigi per mano dello spagnolo.
È tutto vero: il nome di un tennista italiano apparirà per la prima volta nell’albo d’oro dell’All England Club di Wimbledon. Jannik Sinner ha trionfato sui prati inglesi, alla sua prima finale, conquistando il quarto major e il ventesimo titolo della sua già straordinaria carriera.
L’azzurro scaccia così tutti i dubbi e i fantasmi affiorati dopo la sconfitta nell’epica finale giocata con Alcaraz a Parigi, al termine di 5 ore e 29 minuti di tennis stellare.
Dopo sole cinque settimane, si ritrovano di nuovo in finale. Ancora loro, sempre loro: l’italiano e lo spagnolo, il ghiaccio e il fuoco, il numero 1 e il numero 2, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.

La finale si apre con una prima fase di studio: i due si conoscono bene, sanno che la partita potrebbe essere lunga e non sembrano intenzionati a sprecare troppe energie in avvio.
Tuttavia, la prima possibile svolta arriva nel quinto game: Sinner approfitta di un turno di servizio di Alcaraz con poche prime in campo e gli strappa il servizio da 40-15.
Dopo essersi ritrovato sotto 2-4, Alcaraz ritrova il suo miglior tennis, vince quattro game consecutivi e incamera il primo set per 6-4, chiudendo con uno scambio da cineteca sul set point.
Questi quattro giochi consecutivi si riveleranno essere l’unico momento in cui Alcaraz avrà davvero in mano la partita, perché dal secondo set inizia un assolo targato Sinner.
L’altoatesino strappa subito il servizio all’avversario e conferma il break nel game seguente, annullando una cruciale palla del contro-break.
Nonostante Alcaraz cerchi di rimanere in scia, è Sinner ad avere le migliori occasioni per allungare ulteriormente: uno 0-30 nel terzo game e una palla break nel settimo.
Sinner gestisce in maniera magistrale i tentativi di rimonta dello spagnolo e chiude il secondo set 6-4.

Nel terzo parziale, Sinner dà un’importante spallata all’incontro. Cresce nettamente il suo rendimento al servizio: mette a segno i primi 7 ace della partita e si assesta attorno al 70% di prime palle in campo.
Anche se non riesce a convertire le due palle break nel primo game, l’inerzia è ormai chiara: Sinner appare inscalfibile, mentre Alcaraz sembra sempre più disorientato e incerto sul da farsi.
Sul 4 pari, Sinner piazza la zampata: sfrutta qualche indecisione dello spagnolo, conquista il break con decisione e poi è freddissimo nel chiudere il set, ancora per 6-4.
Il quarto set, come il terzo, è un saggio di solidità, lucidità, cattiveria agonistica e freddezza da parte del numero 1 del mondo.
Il servizio di Sinner va ormai col pilota automatico e, nei primi tre turni di battuta, perde solo due punti.
Le opportunità di break arrivano subito, a inizio set, e Sinner è spietato in risposta: 2-1, poi in un attimo si arriva sul 4-2. Alcaraz tiene il servizio e accorcia sul 4-3, cercando di coinvolgere anche il pubblico. Tuttavia, stavolta il tentativo non sortisce effetto. Sinner è glaciale: annulla due palle del contro-break, va a servire per il match sul 5-4 e, al secondo championship point, chiude con l’ennesimo servizio vincente.
Braccia al cielo, il sorriso meraviglioso di quel bambino che ce l’ha fatta: ha vinto Wimbledon e ha sollevato la coppa più prestigiosa del tennis.

Come è stato giustamente sottolineato in telecronaca, è un vero peccato che grandi giornalisti del calibro di Rino Tommasi, Gianni Clerici e Roberto Lombardi, che hanno accompagnato intere generazioni di appassionati con le loro telecronache, non abbiano avuto la possibilità di ammirare le gesta di Sinner e di questa straordinaria generazione di campioni italiani.
Dopo aver conquistato Melbourne (due volte) e New York, ora Re Jannik si è preso anche Londra, confidando che quello al Roland Garros sia stato solo un “au revoir”.
Sono finiti gli aggettivi per descrivere questo autentico fenomeno: un campione semplice, umile, posato, che non urla, non salta, non sbraita e non esulta in maniera esagerata. Solo un sorriso liberatorio e le braccia alzate al cielo di Wimbledon.
Game, set, match, leggenda: Jannik Sinner.

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