Serie A
Hellas Verona- Pisa
di Mattia Tregnago
fotoreportage di Francesco Grigolini
Sfida da ultima spiaggia tra Hellas Verona e Pisa, entrambe investite da importanti cambiamenti tecnici nel corso dell’ultima settimana, e chiamate a rilanciarsi in graduatoria pur di alimentare la fiammella della speranza denominata “salvezza”. In questo snodo quasi decisivo per l’esito dell’intera stagione, i tanto biasimati tre punti sarebbero un toccasana non solo per la graduatoria, ma soprattutto per l’aspetto psicologico e ambientale.
Hellas Verona- Pisa: (0-0) 0-0
Verona (3-5-2): Montipò, Slotsager, Nelsson, Edmundsson, Niasse (25’st Lirola), Lovric (40′st Harroui), Al Musrati, Bernede (1’st Serdar), Frese (1’st Bradaric), Orban (37’st Mosquera), Bowie. All. Sammarco.
Pisa (3-4-2-1): Scuffet, Canestrelli, Caracciolo, Bozhinov (24′st Calabresi), Touré, Aebischer, Loyola (30′st Marin), Angori; Moreo, Durosinmi (1’st Leris), Stojilkovic (24’st Meister). All. Hiljemark
Direzione di gara: Doveri (Roma)
Esordio tra i grandi nel segno della continuità tattica per il neo-tecnico gialloblu Paolo Sammarco, promosso da capo allenatore della prima squadra dopo aver guidato la formazione Primavera scaligera negli ultimi quattro anni. Lungo il solco del 3-5-2 tracciato da Zanetti in questi primi mesi di stagione, Sammarco rilancia Montipò tra i pali a due settimane dall’ultima titolarità, esordio nel ruolo di braccetto difensivo per il roccioso difensore faroese Edmundsson, mentre nel cuore del centrocampo, alle spalle della coppia offensiva Orban e Bowie (anch’esso approdato in quel di Verona da pochi giorni), agiscono Bernede, Al Musrati e l’esperta mezz’ala ex-Udinese Lovric. Sponda Pisa, Hiljemark riparte dall’accorto e prudente 3-4-2-1, con Aebischer e Loyola a fare diga per vie centrali, mentre, alle spalle di Durosinmi, unico riferimento offensivo, operano Stojilkovic e Moreo. Il primo quarto d’ora dell’incontro è piacevole e frizzante: le due formazioni si affrontano temerariamente, senza esclusione di colpi, omettendo la classica fase di studio iniziale. I nerazzurri, concreti, fisici e senza fronzoli, cercano rapidamente la profondità oltrepassando la prima linea di pressing scaligera, mentre l’Hellas, rinfrancato dalla brillantezza tattica di Bernede ed Al Musrati, riparte rapidamente palla a terra verticalizzando dalle parti di Niasse e, soprattutto, Edmundsson, abile a staccarsi dal blocco difensivo ed attaccare la profondità per vie laterali. Al 1′ punizione in profondità di Canestrelli, Toure allunga la sfera verso lo specchio della porta, Montipò fa buona guardia. Nel cuore del centrocampo, i ragazzi di mister Sammarco soffocano ogni velleità offensiva ospite, anticipando sistematicamente la linea di centrocampo ospite, in evidente stato di difficoltà. Nelle retrovie, Nelsson e compagni, bravi ad accorciare sui propri marcatori, concedono poca profondità ad un Pisa intimorito all’idea di manovrare palla nella propria porzione di campo. I nerazzurri si rendono pericolosi soltanto da calcio piazzato, come al minuto sette, quando Moreo impatta di testa nel cuore dell’area di rigore, trovando la deviazione di Edmundsson ad allungare la sfera in corner. A metà frazione i padroni di casa sembrano intenzionati ad azzannare la preda; spinti dal caloroso supporto dei numerosi presenti di fede gialloblu, Montipò e compagni costringono il Pisa a colmare ogni varco nella propria metàcampo, pur di non soffrire le interessanti combinazioni tattiche ordite dalla compagine gialloblu. Su entrambi i fronti, il crescente timore di poter concedere un’imbucata fatale all’avversario offusca l’intraprendenza offensiva dagli elementi di maggior spicco tecnico. L’Hellas appare, più che mai, vivo e intenso, sebbene l’espressione di gioco sia macchiata da qualche errore tecnico da matita rossa, e così dicasi per la formazione ospite, incapace di pungere in contropiede. Al 26′ corner lungo di Lovric, sul palo lontano sbuca Orban che manca clamorosamente l’appuntamento con pallone; del tutto comprensibili i sospiri di sconforto provenienti dalle tribune del Bentegodi. Al 29′ iniziativa di Edmundsson in area, l’esperto Caracciolo, il più brillante in fase di non possesso nerazzurra, si immola. L’ultima occasione dei primi 45′, che coincide con l’unico tiro nei pressi dello specchio dell’intera frazione, capita sui piedi di Orban, bravo ad aggirare la barriera da calcio franco, grazie ad una conclusione forte e precisa, la palla però si stampa sul palo alla sinistra di Scuffet.
Ad inizio ripresa il tema dell’incontro pare non mutare: padroni di casa tambureggianti e dinamici, mentre il Pisa agisce di rimessa, in modo leggibile, e senza particolari sussulti. L’acciaccato Bernede e Frese lasciano spazio a Serdar e Bradaric, mentre gli ospiti, ridisegnati offensivamente, sembrano ritrovare compattezza e le giuste contromisure per arginare l’intraprendenza gialloblu dei primi 45′. Al 16′ break pisano sulla catena di sinistra, Stojilkovic pesca Moreo nel cuore dell’area, l’attaccante nerazzurro manca, per questione di dettagli, un vincente tap-in da pochi passi. L’Hellas, spaventato dai sussulti offensivi ospiti, perde gradualmente certezze tecniche e convinzione mentale. Come da prassi, i ragazzi scaligeri calano sotto l’aspetto atletico, e così la formazione pisana, tra le maglie gialloblu sempre più larghe, trova più spiragli di affondo. Al 23′ Hiljemark rinforza la batteria d’attacco lanciando Meister al posto di Stojilkovic, chiamato a dialogare con Angori, vivace ed imprevedibile sulla sinistra. Al Verona, in chiaro debito d’ossigeno, manca filtro nel cuore del centrocampo e nerbo offensivo per mordere le caviglie della retroguardia nerazzurra. Nella seconda parte della ripresa vengono meno distanze tra i reparti e qualità tecnica necessaria per affrontare dignitosamente il massimo campionato italiano; azioni tambureggianti e caotiche dalle quali non scaturiscono alcune manovre offensive pungenti. Negli ultimi 10′ di gioco i ragazzi di Sammarco allentano i ritmi accontentandosi del punto, mentre il Pisa, sulle ali di una crescente condizione atletico-psicologica, sfiora il gol- vittoria in tre occasioni: minuto 81, corner di Aebischer da destra, torsione di Moreo ad indirizzare la sfera verso il palo vicino, il pallone colpisce pienamente il palo; contro-cross nuovamente di Aebischer, incornata di Caracciolo, lasciato colpevolmente solo in area, Montipò respinge per vie laterali. A 3′ dal novantesimo, percussione di Marin per vie centrali, Meister raccoglie la sfera al limite dell’area da posizione defilata, tiro a giro che sbatte contro il corpo di Montipò. In pieno recupero c’è solo il tempo per una deviazione salvifica di Edmundsson a scongiurare una conclusione velenosa, scaturita dai piedi di Marin. Al triplice fischio, bordata di fischi e dura contestazione all’indirizzo della componente tecnica e societaria, da parte dell’indomita curva Sud, per una prestazione dignitosa nella prima frazione, contratta e largamente insufficiente nella ripresa. Per Hiljemark ed i suoi ragazzi, oltre al punto conquistato, sarà importante ripartire dall’intraprendenza offensiva mostrata nella ripresa, così da rincorrere una salvezza ancora possibile, nonostante il percorso altamente negativo, intrapreso da entrambe le compagini sino ad oggi.
PAGELLE
Montipò 6,5: Si erge protagonista nella ripresa, salvando su Caracciolo e Meister.
Slotsager 6: diligente nella prima frazione, disattento in un paio di circostanze della ripresa.
Nelsson 6,5: padrone del reparto difensivo, carismatico e tatticamente diligente.
Edmundsson 6,5: esordio più che positivo; intraprendenza, strappo atletico, dimestichezza aerea. Il migliore.
Niasse 5: prestazione sottotono, sempre lontano dai riflettori e troppo lontano dallo specchio (25’st Lirola 5,5 approccio negativo, scarso apporto in entrambe le fasi.)
Bernede 6,5: strappo in fase offensiva ammirevole, bravo ad accelerare i ritmi di manovra. La sua qualità viene troncata dopo un solo tempo (dal 1’st Serdar 5, troppo confusionario, poco filtro e pulizia tecnica).
Al Musrati 6: Geometrico nei passaggi, assieme a Bernede il più intraprendente nella prima parte. Nella ripresa, cala assieme ai compagni.
Lovric 6: Prima frazione da mediano puro, ordinato ed esperto a fare densità. Nella ripresa cala d’intensità senza possibilità di controbattere (dal 40’st Harroui SV).
Frese 5,5: Bene la copertura in fase di non possesso, poco incisivo all’atto del dunque. Sostituito dopo un solo tempo per scarso nerbo offensivo (dal 1’st Bradaric 5,5 si sacrifica in fase difensiva, affacciandosi saltuariamente oltre la metàcampo).
Bowie 5: Esordio in totale ombra. Cercato poco dai compagni, viene sovrastato dai rocciosi difensori pisani. Poco propositivo e pochissimi tocchi palla.
Orban 5,5: Eccetto la punizione disegnata nel primo tempo, per la restante parte dell’incontro è frettoloso e poco creativo (dal 37’st Mosquera SV).
All. Sammarco 6: I limiti strutturali sono acclarati. Difficile, in una settimana, mutare la fisionomia di una squadra arrendevole e poco incisiva in attacco. L’approccio è positivo e speranzoso, la ripresa, segnata dall’immancabile calo fisiologico, è da cestinare. Nemmeno una conclusione in porta e solo lo 0,09 XG. Un punto che sa di minestrina riscaldata.




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