Calcio Caldiero Terme
Intervista a Riccardo Biondani
di Alessio Simone
Ph: Anna Cerchio

Intraprendere una nuova esperienza è sempre segno di coraggio.
Lasciare una realtà che, negli anni, è diventata casa per inseguire una nuova opportunità significa abbandonare le proprie certezze, mettersi nuovamente in discussione e ricominciare da capo. È la scelta compiuta da Riccardo Biondani, classe 1995 e allenatore abilitato dal 2022, che dopo quattro stagioni alla guida del Castelnuovo ha deciso di raccogliere la sfida del Caldiero, dove allenerà la formazione Under 14. Una decisione maturata con convinzione, ma non senza emozione. «Ho accettato questa sfida con lo stesso entusiasmo di un bambino che entra in un campo da calcio per la prima volta», racconta. Accanto all’entusiasmo, però, c’è anche la consapevolezza di trovarsi davanti a un’occasione importante: «Per tanti motivi, penso che sia un treno che non so se sarebbe ripassato.»

Da ragazzo, quando rincorreva un pallone, difficilmente avrebbe immaginato un futuro in panchina. Da calciatore, uno dei suoi punti di riferimento era Alberto Gilardino, nonostante, come ricorda lui stesso, il suo ruolo fosse completamente diverso: «Giocavo come play davanti alla difesa». Eppure, qualcosa di lui lo affascinava: «Mi ha sempre ispirato la sua esultanza del violino. Poi, dal momento del suo trasferimento al Milan, squadra per cui simpatizzavo da piccolo, dopo la sua esperienza al Verona, l’ho sempre seguito».
Il percorso da allenatore nasce quasi per caso. «Quando giocavo al San Marco mi è stato chiesto di dare una mano con i Pulcini del primo anno. Se mi guardo indietro, penso a quanti danni ho fatto quando allenavo quei ragazzini», racconta sorridendo. «Magari riportavo quello che facevo come giocatore in prima squadra». È proprio in quell’esperienza che scopre una passione destinata a cambiare il suo percorso. «È in questo contesto che mi sono appassionato, anche grazie alla società in cui mi trovavo». Il legame con il San Marco non è cambiato. «Ancora oggi, quando passo davanti al campo, ho la pelle d’oca, perché è iniziato quasi tutto per scherzo. Ci sono ancora dei ragazzi dei Pulcini 2008 che, ormai nettamente più alti di me, mi salutano con il canonico “Ciao mister” e a volte faccio persino fatica a riconoscerli. Ecco, questa è la gratificazione più bella che si possa avere».
Se il San Marco rappresenta il punto di partenza, altrettanto importante è stato l’incontro con alcuni allenatori che hanno contribuito alla sua crescita, sia umana sia professionale. Tra questi cita anzitutto Elia Pavesi, avuto ai tempi del Mantova. «Solo crescendo ho capito quanto mi avesse già trasmesso della figura dell’allenatore. In quell’anno mi ha fatto vivere il professionismo vero: cinque allenamenti a settimana, la partita il sabato, il giorno di riposo, tutto calibrato. Credo che proprio lì sia nata quella mentalità e quella passione che poi ti porti dentro nel tempo». A lui rivolge anche un augurio: «Spero possa trovare una panchina che meriti tutto quello che ha fatto e dato per il calcio». Un pensiero va anche a Fabrizio Giglioli, l’allenatore che lo ha portato a Castelnuovo. «Probabilmente è stato il primo ad avere davvero fiducia in me, sia come giocatore sia come persona. È un’enciclopedia del calcio: l’ho conosciuto ormai dieci anni fa ed era già avanti anni luce nella mentalità». Tra le figure più importanti del suo percorso c’è infine Massimiliano Nigro, del quale conserva soprattutto il ricordo umano: «Sotto questo aspetto mi ha dato veramente tanto».

Parlando dei suoi anni a Castelnuovo, Biondani non nasconde l’importanza che questa esperienza ha avuto nella sua crescita. «È stata la prima realtà dove ho sentito un ambiente positivo e che mi potesse far crescere a livello personale». Una società nella quale ha visto fin da subito «una grandissima opportunità da cogliere al volo».
L’inizio, tuttavia, non è stato semplice. «I primi due anni non sono stati facili», ricorda, spiegando come il Castelnuovo avesse perso parte dello smalto che lo aveva contraddistinto negli anni precedenti. A fare la differenza è stata la mentalità trasmessa dall’allora responsabile Rocchetti: «lavorare con costanza, in silenzio e senza proclami.» Una filosofia che, stagione dopo stagione, ha permesso alla società del Castelnuovo di crescere. «Chi va a Castelnuovo si aspetta qualcosa: non sarà mai una società senza aspettative e ambizioni». Negli ultimi quattro anni, infatti, la società ha investito molto, in termini di allenatori, di nuovi compiti e ruoli. Al di là dei risultati, però, ciò che Biondani porterà con sé è soprattutto il rapporto costruito con i ragazzi. «Con loro penso si sia creata una vera e propria identità. Questo mi fa pensare che tanto mi abbiano lasciato loro, ma che anche io avrò lasciato qualcosa a loro. È probabilmente il motivo per cui mi considero un allenatore del settore giovanile e non di una prima squadra».
I risultati ottenuti restano comunque motivo di orgoglio. «Una delle grandi soddisfazioni è essere riusciti a portare tutte le categorie a livello regionale, dalla Juniores fino all’Under 15». A questi traguardi si aggiungono il raggiungimento del terzo livello della Fase Élite, l’organizzazione del primo torneo internazionale disputato a Castelnuovo e due edizioni della Parolini Cup, iniziative rese possibili, sottolinea, «grazie all’impegno di allenatori e staff».

L’ultima stagione alla guida del Castelnuovo si è conclusa con la sconfitta in semifinale contro il Real Grezzanalugo, poi laureatosi campione provinciale superando il ChievoVerona in finale. Un epilogo che, però, non cancella quanto di buono costruito durante l’anno. Biondani descrive quella appena conclusa come «una stagione molto vissuta, di ulteriore crescita, sotto ogni aspetto». Per la prima volta si è trovato a lavorare con un gruppo già allenato nella stagione precedente, un aspetto che gli ha permesso di ripartire da basi solide e, allo stesso tempo, di alzare ulteriormente l’asticella. «Da quando alleno questo è stato l’anno di maggiore crescita. Ho sbagliato di più, ma ho anche imparato tantissimo», ammette.
Nonostante l’eliminazione in semifinale, il tecnico non considera il percorso un fallimento. «Assolutamente no», risponde con decisione. Anzi, si assume in prima persona le responsabilità per ciò che, a suo giudizio, è mancato. «Probabilmente non sono riuscito a dare ai ragazzi quel qualcosa in più che ci avrebbe permesso di fare un ulteriore salto di qualità. Ma abbiamo fatto meglio dell’anno scorso e disputare partite di questo livello farà crescere tutti: me, lo staff e i ragazzi.» L’esperienza maturata nelle fasi finali, infatti, rappresenta un punto importante soprattutto per i giovani che nella prossima stagione affronteranno il campionato Juniores. «Fare una stagione in cui ti trovi stabilmente tra le prime porta inevitabilmente pressione. Sono convinto che questo li aiuterà anche quando, un domani, si troveranno a giocare in una prima squadra
Prima di voltare definitivamente pagina, Biondani rivolge un ultimo messaggio ai suoi ragazzi, invitandoli a continuare a credere nelle proprie qualità. «Direi di continuare a dare il meglio di sé stessi, di credere nelle loro potenzialità e di lavorare sui propri limiti. Ci sarà sempre qualcuno che dirà loro che non potranno giocare a calcio, ma dovranno essere convinti che quelle persone si stanno sbagliando

Lasciare Castelnuovo non è stata una scelta semplice. Anzi, è probabilmente il passaggio più difficile di questo nuovo capitolo della sua carriera. «Separarsi da questa realtà è davvero tanto difficile», ammette. «Castelnuovo per me è casa e questo non cambierà. Si è creato un legame che potrei definire quasi viscerale». Un rapporto costruito in quattro anni di lavoro quotidiano, sacrifici e fiducia reciproca. «Siamo partiti in sordina e siamo arrivati a far parlare di noi. I ragazzi hanno lavorato, hanno fatto sacrifici e mi hanno dato la loro fiducia: senza tutto questo, non avremmo potuto fare nulla di ciò che abbiamo costruito

Ora, però, lo sguardo è rivolto al futuro. Sarà il Caldiero il suo nuovo approdo, una scelta maturata sia per il progetto tecnico sia per l’opportunità di confrontarsi con una categoria finora mai allenata. «Per quello che mi piace fare e per quello che mi sento di poter dare al calcio, in questo momento non potevo non accettare questa opportunità», spiega. Ad attirarlo è soprattutto la possibilità di guidare l’Under 14, una categoria inedita nel suo percorso: «Sono sicuro che sarà un’esperienza che mi farà crescere. Troverò persone dalle quali potrò imparare tanto. Il mio obiettivo è entrare in punta di piedi, ascoltare prima di parlare e pretendere».
In vista della nuova stagione, Biondani si aspetta un percorso intenso. «La prima parte sarà quasi di valutazione: io dovrò conoscere i ragazzi e loro dovranno conoscere me». A convincerlo, fin dai primi colloqui, è stata soprattutto la filosofia della società. «Per il Caldiero ogni ragazzo non è un numero, ma un investimento. Ho trovato una struttura che crede davvero in ogni singolo ragazzo e questo mi stimola.» Gli obiettivi personali, invece, restano quelli che l’hanno accompagnato finora. «Mi chiedo un ulteriore salto di maturità e voglio continuare a imparare dalle persone con cui lavorerò». Più dei risultati, però, ciò che conta è lasciare qualcosa ai propri ragazzi. «Il mio obiettivo è che a fine anno ogni ragazzo possa portarsi a casa qualcosa. La loro crescita viene prima di tutto.» Non è un caso che le prime parole pronunciate davanti al nuovo gruppo siano state “rispetto” e “responsabilità”. «Senza fiducia, rispetto e responsabilità, si fa fatica a fare un determinato tipo di percorso
Prima di chiudere, c’è spazio anche per un ultimo augurio rivolto al Castelnuovo: «Spero possa fare ancora meglio di quanto fatto negli ultimi quattro anni e che tanti dei ragazzi più giovani riescano a esordire in prima squadra. Sarebbe la soddisfazione più bella».

 

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