Tamburello
Intervista al Fumane Team
di Rodolfo Giurgevich

nella foto di copertina, da sinistra: Diego Guardini, Chiara Benvenuti, Giovanni Busselli e Silvia Fasani, consigliera tutto fare.

Il tamburello origina nel 1800 a Quaderni di Villafranca, considerata la vera culla del movimento: nato come passatempo rurale e “borghigiano”, il gioco rappresentava un’evasione gioiosa dalla vita dura e dalla povertà, diffondendosi rapidamente nei paesi della provincia veronese, dal lago di Garda alla Valpolicella. Agli inizi del Novecento il tamburello viveva la sua epoca “eroica”, caratterizzata da un tifo viscerale e da un fortissimo campanilismo. Era un’epopea di popolo che trovava eco nelle parole di Berto Barbarani, il quale, nei suoi scritti all’amico pittore Angelo Dall’Oca Bianca, colse perfettamente lo spirito di quegli anni e la passione per il gioco.”Nel 1857, il poeta veronese Aleardo Aleardi descrisse con maestria l’energia di questo sport nel suo poema “Le Prime Storie”: nei suoi versi si avverte quasi il suono e il movimento frenetico di una gara.
Fin dagli inizi dell’Ottocento le sfide di tamburello avevano sapore campanilistico ovvero  l’atteso, unico avvenimento che sollevava entusiasmi e metteva in moto schiere di tifosi, che si spostavano al seguito delle squadre come avviene oggi nel mondo del calcio. In un’atmosfera di sagra paesana, centinaia di persone si spostavano con cavalli, carrette e carrozze, da un paese all’altro, pronti a festeggiare rumorosamente la vittoria, ad imprecare per le sconfitte, anche mantenendo i fuochi accesi, per scaldare e rendere più tesa la pelle dei tamburelli. Si giocava per le strade e nelle piazze, con le frasche a delimitare i campi, le palline di cuoio piene di crine ed i tamburelli confezionati con pelle di bue o di maiale. Verranno più tardi le palline di gomma, la pelle di cavallo, artigiani abilissimi nell’elaborare tamburelli sempre più sofisticati e i campi regolari. Ben diversamente dai tempi in cui si faceva domanda al sindaco di Fumane (in carta da bollo da 50 centesimi) «per permesso di gioco di palla con tamburino in questo piazzale. Ed il sindaco, «viste le disposizioni in oggetto», dava la sua autorizzazione; «fatto obbligo di rispondere degli eventuali danni di terzi e di smettere il giuoco nelle ore delle sacre funzioni e nel passaggio di persone»: così si trova scritto in alcuni documenti comunali.

A fumane, come in altri centri della Valpolicella,  il tamburello resiste sia come tradizione sia come sport.
La società sportiva Asdt Fumane resiste al fascino di sport di massa e  condivide con cinquanta tesserati una stagione sportiva che vedrà all’opera 4 squadre e precisamente:

coach Chiara Benvenuti

Del giovanile ce ne parla Chiara Benvenuti, 52 anni portati alla grande, ex giocatrice di calcio con la Baldense: «…i giovani vengono da noi inizialmente per aggregazione, poi col tempo si appassionano, affinano la tecnica per poter partecipare a campionati superiori. Non è vero che lo sport sia monotono, perchè ogni giocatore in campo cerca il colpo per fare un punto; qui si gioca sulla lunghezza di due set da 6 giochi ognuno, se si pareggia si va al tie break (8 punti con un vantaggio di 2) che rappresenta un momento emozionante perchè con poche battute è possibile vincere una gara.
E’ uno sport completo perchè è necessaria sia la concentrazione sia la preparazione tecnica e fisica, è uno sport sano, perchè non c’è contatto fisico, e pur senza le ossessioni degli sport maggiori lo spirito è sempre competitivo come per ogni sport che si rispetti. »

L’intervista si chiude con un invito a vedere un derby contro la Valpo, che ha solo squadre giovanili e a tener conto che quest’anno Verona e provincia ospiterà le Finali Nazionali Giovanili Open 2026, esattamente venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 luglio 2026. In attesa della logistica dei campi di gioco, la Redazione Giovanisport, sarà presente.

Dopo Chiara Benvenuti, ecco un po’ di storia locale, a Fumane, raccontata  in sintesi dal presidente Giovanni Busselli:

presidente Giovanni Busselli

A Fumane e dintorni la passione per il gioco del tamburello era ereditata quasi da un gene paterno, tanto era forte e radicata. I fortunati cominciavano col tamburellino, ma i più con la batarela: quella lunga spatola di legno costruita con una assicella e, in mancanza di questa, si usavano anche le mani. La bala era sempre de peza e ogni piazzetta, tratto di strada, corticella, prato diventava un campo di gioco. Su questi sferisteri improvvisati si disputavano accese sfide, alle quali assistevano tifosi di entrambe le parti e talvolta, fra le opposte fazioni finiva a pugni. La posta in palio, quasi sempre, non esisteva e ci s’incontrava per puro piacere agonistico. Il tamburello vero e proprio era un lusso, che pochi si potevano permettere, e veniva acquistato verso i vent’anni, quando si cominciava a lavorare e quindi a guadagnare. Fumane è stato il centro della Valpolicella per questo sport, anche perché aveva un campo adatto: la piassa nova (attuale viale Roma) che pare sia stata costruita apposta per questo gioco, verso la fine del secolo scorso. Comunque su tutte le piazze dei paesi circonvicini si giocava e si andava anche a Dossobuono, Povegliano e a Quaderni, dove nei tempi passati si trovava la squadra più forte di tutto il Veronese.
Bisogna attendere i primi anni del  XX secolo per parlare di sport a Fumane, inteso come attività agonistica organizzata e non tanto come occasione estemporanea di divertimento. Agli inizi degli anni Venti si costituiva a Fumane la Polisportiva, che i più anziani ricordano ancora, grazie all’iniziativa dell’allora medico condotto dott. Cavana. Fu però sotto la direzione  di Arturo Zucchermaglio che la giovane società ebbe il maggior impulso soprattutto per palla-tamburello. Il campo di gioco era l’attuale viale Roma che, per la sua ampiezza, si prestava ad essere trasformato in sferisterio; veniva bloccato da ambo le parti con assiti ed il traffico veniva deviato per via Cimitero. Si giocava allora con una palla di gomma nera piena che, quando veniva lanciata con forza, poteva diventare pericolosa data la sua pesantezza.
« A Fumane siamo stati i primi ad costruire un campo in sintetico, purtroppo le squadre che venivano a giocare da noi non lo trovavano idoneo e così siamo stati costretti a tornare alla classica terra battuta, un po’ polverosa ed è per questo che provvediamo a bagnare il terreno di gioco prima di ogni gara e allenamento.»

Arrivederci alla gara Fumane-Valpo e alle Finali Nazionali Giovanili Open 2026

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