Roller inline – pattinaggio
di Domenico Valente
immagini archivio Web

Ogni martedì sera, quando la maggior parte di Verona è già rientrata a casa, un piccolo gruppo di persone si dà appuntamento sotto lo stadio Bentegodi. Indossano i pattini, si scaldano qualche minuto e poi partono. Nessun cronometro, nessun avversario, nessuna classifica. Solo una città da attraversare insieme.

È l’immagine più semplice per raccontare un fenomeno che in Italia, e nel resto del mondo, va avanti da decenni: le pattinate collettive. Gruppi che si organizzano tramite Facebook, WhatsApp o semplice passaparola, scelgono un percorso e lo percorrono in gruppo, lontano da gare e agonismo.

Da gruppo spontaneo a Verona Roller. A raccontarci la storia veronese è Andrea Zanetti, tra i punti di riferimento del gruppo. Il pattinaggio su strada in città nasce «verso la fine degli anni ’90 come gruppo spontaneo e informale, che si ritrovava ogni martedì sera all’Arsenale di Verona per un giro urban per le strade della città.»

Nei primi anni la partecipazione era enorme: «Contavamo su una partecipazione di 300 o 400 persone, molte provenienti da città vicine, che ancora si ricordano di quel periodo.»

Poi il ridimensionamento: «Successivamente, negli anni 2000, abbiamo subito un forte ridimensionamento, a causa anche degli interventi della polizia locale e dei vari sindaci che hanno cercato di dissuaderci negli anni.»

Un passaggio che racconta anche il rapporto non semplice tra pattini e spazi urbani. Il Codice della Strada vieta espressamente la circolazione con pattini sulla carreggiata; la normativa attuale non ne consente inoltre l’utilizzo sulle piste ciclabili. È un tema sul quale il movimento PPUG porta avanti da tempo iniziative per arrivare almeno alla liberalizzazione delle piste ciclabili.

Dopo il Covid, il gruppo si è ricostituito: «Su esempio dei gruppi delle altre città italiane abbiamo denominato il gruppo Verona Roller, e cambiato il punto di ritrovo allo stadio, accessibile più velocemente da chi viene in auto da fuori città e con più facilità di parcheggio.»

Come si organizza una pattinata. Dietro l’apparente semplicità di un’uscita del martedì c’è un lavoro preciso. Andrea Zanetti spiega come viene organizzata: «Normalmente ci troviamo ogni martedì alle 20:30 e la persona che guida decide il percorso, anche in base alla capacità delle persone presenti. Quando il giro contiene tratti nuovi, io faccio un sopralluogo in bicicletta nei giorni precedenti per verificarne la fattibilità. Attualmente cerchiamo di privilegiare tratti in pista ciclabile, piuttosto che in strada.»

Anche la sicurezza è un tema centrale: «Consigliamo sempre di utilizzare almeno le protezioni di base e di portare le luci, sia per rendersi visibili alle auto che per illuminare la strada. Cerchiamo di aiutare ad affrontare le discese e di adattare la velocità alla capacità delle persone più lente.»

Oggi il gruppo conta numeri più contenuti rispetto al passato — «al massimo 10 o 15 persone» — ma continua ad attrarre profili molto diversi: persone che sono già in grado di pattinare, che vedono il gruppo passare per il centro oppure lo scoprono attraverso i social. Tra loro, spesso, anche chi si è appena trasferito in città: «Ci capitano persone che si sono trasferite nella nostra città e ci sono stati suggeriti dai referenti delle loro città.»

Verona Roller non è un caso isolato: partecipa a Pattiniamo l’Italia, movimento spontaneo che oggi riunisce 40 associazioni e gruppi informali in diverse regioni italiane. Nato nell’ottobre 2004 per iniziativa di quattro realtà locali con il nome PPUG, Piste Pattinabili User Group, nel 2014 si è allargato anche al Centro e al Sud assumendo l’attuale denominazione. Le pattinate inserite nel calendario condiviso vanno dai 15 ai 100 chilometri.

Pattinatori sulla ciclabile tra la Val di Fiemme e la Val di Fassa. Foto archivio Verona Roller.

Anche Andrea Zanetti racconta questo legame tra le diverse realtà: «Verso la fine di ogni anno i referenti di ogni gruppo si incontrano fisicamente in una location per condividere problemi e soluzioni, e per stilare un calendario condiviso delle pattinate nazionali dell’anno successivo.»
I gruppi operano poi autonomamente, coordinandosi principalmente per il calendario PPUG, la comunicazione e la gestione dei social.

Il 2026 di Verona Roller è stato particolarmente denso: a marzo il gruppo ha organizzato un intero weekend tra la Valporoller, «pattinata in Valpolicella con visita e degustazione in cantina», e la Pattinata Scaligera «alla scoperta di Verona», oltre alla Arco Riva sul lago di Garda in Trentino e, in collaborazione con pattinatori di Bologna e Padova, la Fragoroller, «da Cologna Veneta a Bonavigo e ritorno sulla ciclabile Treviso-Ostiglia, con degustazione del risotto con le fragole.»

Il 2 agosto Andrea Zanetti, insieme a una pattinatrice bolognese, ha inoltre organizzato un’escursione sulla nuova ciclabile tra la Val di Fiemme e la Val di Fassa: 48 chilometri di discesa tra le due valli.

Lo stesso spirito nel mondo. Quello che succede il martedì sera a Verona ha fratelli maggiori in tutta Europa e oltreoceano.

A Parigi Pari Roller & Mobilités porta ogni venerdì sera i pattinatori per le strade della capitale francese. Si parte alle 21:30 da Montparnasse per circa 20 chilometri e due ore e mezza di percorso, con un tracciato diverso ogni settimana. La randonnée è gratuita, viene pubblicata dopo l’autorizzazione della Prefettura ed è accompagnata dallo staff volontario dell’associazione.

La randonnée di Pari Roller & Mobilités per le strade di Parigi. Foto Pari Roller 2026 / Guillaume Ombreux.

A Londra LondonSkate nasce nel 2000, quando alcuni giocatori di street hockey, dopo aver conosciuto a Parigi la grande randonnée del venerdì, decidono di portare la stessa idea nella propria città. All’inizio non erano più di una cinquantina; nel 2002 una delle pattinate arrivò a 800 partecipanti. Oggi l’appuntamento del mercoledì sera, durante la stagione estiva, conta tra 200 e 500 pattinatori e percorre tra 9 e 12 miglia per le strade di Londra.

Una delle pattinate del mercoledì sera di LondonSkate. Foto archivio LondonSkate.

Dall’altra parte dell’Atlantico la storia è ancora più lunga. A New York, la Tuesday Night Skate affonda le proprie radici nel 1986-87, quando alcuni pattinatori iniziarono a incontrarsi regolarmente per percorrere di notte le strade della città. Nel 1989 diventò un appuntamento settimanale organizzato e dal 1999 è sostenuta dall’Empire Skate Club. Parte ogni martedì alle 20 da Grand Army Plaza, a Manhattan, durante tutto l’anno, meteo permettendo. È la più antica group skate di New York e una delle più longeve al mondo.

La Tuesday Night Skate dell’Empire Skate Club per le strade di New York. Foto archivio Empire Skate Club.

E il fenomeno non si ferma all’Occidente. A Singapore la Saturday Night Skate riunisce ogni ultimo sabato del mese pattinatori lungo percorsi diversi attraverso l’isola. Intorno a questi appuntamenti si è sviluppata anche la comunità Urban Inline Skating, che conta circa 950 iscritti e propone percorsi tra i 15 e i 45 chilometri.

Città diverse, dimensioni diverse, regole diverse, ma lo stesso meccanismo di fondo: non una federazione a organizzare dall’alto, ma gruppi autonomi che costruiscono percorsi, appuntamenti e occasioni per pattinare insieme.

Più di uno sport. C’è un motivo se chi pattina in gruppo fatica a definirlo solo “sport”. Manca molto di quello che di solito associamo alla parola: non ci sono avversari, classifiche, giudici di gara. C’è una città, una strada e un gruppo che cerca di adattare il proprio passo anche a chi va più piano.

Forse è proprio questo il punto: il pattinaggio collettivo somiglia più a un rito condiviso che a una disciplina sportiva. Un modo per vivere la città da una prospettiva diversa e conoscere gente nuova.

Lo conferma Andrea Zanetti: «Chi inizia a girare con noi lo fa sia per fare attività fisica che per conoscere nuova gente.»

Ed è forse questo l’ingrediente che tiene insieme, da Verona a Parigi, da Londra a New York fino a Singapore, un movimento che esiste da decenni attraverso gruppi diversi e autonomi: la libertà, semplicemente, di mettersi i pattini e andare.

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