Tennis – Montecarlo
di Davide Migliori

12 aprile 2026. Una data destinata a diventare una pietra miliare nella carriera di Jannik Sinner.
Il successo nel Masters 1000 di Montecarlo non è, di per sé, il più importante ottenuto finora — o almeno non lo è sulla carta.
È una giornata storica perché rappresenta la prima grande vittoria di Sinner sulla terra battuta, la superficie tra tutte meno gradita all’altoatesino fino a oggi.
Ancor più significativo è il fatto che sia arrivata in finale contro il suo grande rivale, Carlos Alcaraz, che — al contrario di Sinner — sul “rosso” ci è nato, e su cui riesce a valorizzare al massimo il suo sconfinato bagaglio tecnico.
Una vittoria che riscrive record, rimette in discussione gli equilibri su questa superficie, riconsegna la prima posizione in classifica mondiale all’azzurro e, soprattutto, restituisce a Sinner una nuova consapevolezza in vista del grande obiettivo del 2026: il Roland Garros.

I numeri di Sinner

Il trionfo al Rolex Monte-Carlo Masters, appena due settimane dopo il successo nel Sunshine Double, consente a Jannik Sinner di eguagliare un record straordinario: è soltanto il secondo giocatore della storia capace di vincere i primi tre Masters 1000 della stagione (Indian Wells, Miami, Montecarlo). Il primo a riuscirci? Ovviamente Novak Djokovic nel 2015, forse nella sua annata più dominante di sempre. Il solo fatto che i risultati di Sinner si collochino sullo stesso piano di un “marziano” come Djokovic — unico tennista ad aver “completato il tennis” — dice molto del percorso impressionante del ventiquattrenne di Sesto Pusteria.
Le statistiche folli di Sinner, però, non si fermano qui.
Questo è infatti il quarto titolo consecutivo in un torneo Masters 1000, includendo anche la vittoria sul cemento indoor di Parigi lo scorso autunno. In precedenza, soltanto Rafael Nadal (una volta) e Novak Djokovic (tre volte) erano riusciti in un’impresa simile.
Con 22 vittorie consecutive in questa categoria di tornei, Sinner entra di diritto in un club ristretto: prima di lui, solo Federer, Nadal e Djokovic avevano superato quota 20.
Nel corso della settimana si è invece fermata l’eccezionale striscia di set vinti nei “1000”: agli ottavi di finale Tomas Machac è riuscito a strappare un parziale all’altoatesino. Nonostante ciò, Sinner ha stabilito un nuovo record assoluto: 37 set vinti consecutivamente nei Masters 1000, polverizzando il precedente primato di Djokovic, fermo a 24.
In generale, la striscia di successi consecutivi sale a 17 partite dopo la sconfitta con Mensik a Doha e, dalla sconfitta per ritiro con Griekspoor a Shanghai lo scorso ottobre, Sinner ha vinto 39 delle ultime 41 partite disputate.
Un dato che racconta anche la sua solidità mentale: basta guardare il bilancio nei tiebreak, indicatore chiaro della capacità di gestire i momenti decisivi e, quindi, di maggior pressione. Nel 2026 Sinner ha vinto 8 tiebreak su 10, e dal torneo di Wimbledon dello scorso anno il conteggio complessivo è di 17 a 2. Numeri che parlano da soli.


Trasferimento lampo, tre allenamenti e subito in campo

Il 29 marzo, più o meno alle ore 20 (2 di notte italiane), Jannik Sinner sollevava il trofeo di Miami, laureandosi campione e completando il Sunshine Double, ovvero la vittoria dei primi due Masters 1000 dell’anno – Indian Wells e Miami – che si disputano a marzo a stretto giro di posta, ai lati opposti degli Stati Uniti (California e Florida) e in condizioni di gioco diametralmente opposte. Questa doppietta, riuscita a solo una manciata di giocatori tra i più grandi della storia del tennis, Sinner l’ha resa ancora più speciale diventando il primo giocatore a vincere i due tornei senza perdere nemmeno un set.
Dopo un’impresa del genere, con dodici partite vinte in ventidue giorni e, nel mezzo, un cambio di fuso orario, era più che lecito aspettarsi un po’ di meritato riposo prima di affrontare la terra rossa che, come detto, è la superficie storicamente più indigesta all’azzurro. Invece Jannik, ormai abituato a spostare l’asticella dei limiti e del possibile sempre un pochettino più in alto, ha deciso di presentarsi regolarmente ai nastri di partenza del primo grande appuntamento sulla terra battuta europea. Come confermato dallo stesso Sinner e dal suo coach Simone Vagnozzi, dopo il viaggio atlantico ha avuto un giorno di riposo e appena tre giorni di allenamenti sulla terra.
Quella cemento-terra, tra l’altro, è una transizione particolarmente delicata per tutti i giocatori: cambia il modo di muoversi e la ricerca della palla, si deve scivolare, il servizio incide meno e gli scambi si allungano, sottoponendo il fisico a sollecitazioni molto diverse rispetto al gioco più “risoluto” da cemento.
L’obiettivo primario era quello di raccogliere dei feedback su cui poter lavorare nel corso delle prossime settimane sulla terra, senza particolari assilli di vittoria. Nonostante il poco tempo a disposizione per adattarsi alla superficie, Sinner, martedì 7 aprile, era già in campo per il suo esordio nel torneo, lasciando appena tre game al malcapitato Humbert.


Montecarlo, tra casa e ferite aperte

La scelta di giocare è stata influenzata anche da un fattore raro per un tennista professionista: la possibilità di dormire nel proprio letto. Sinner vive a Montecarlo, e questo rende il torneo quasi “di casa”.
Un legame forte, nonostante i precedenti amari nel Principato. A cominciare dalla sconfitta al tiebreak del terzo set contro Alexander Zverev nel 2022, al termine di una partita di oltre 3 ore in cui aveva recuperato per due volte un break di svantaggio nel terzo. Per poi passare alla sconfitta con Holger Rune l’anno dopo, partita saldamente nelle mani di Sinner che Rune era riuscito ad innervosire utilizzando i suoi giochi mentali fino a farla scivolare dalla parte del danese, con grandissima rabbia e frustrazione da parte dello stesso Sinner. E arriviamo all’ultima partita giocata nel Principato dall’italiano, ovvero la semifinale del 2024 contro Stefanos Tsitsipas, decisa da una clamorosa svista del giudice di sedia che non chiamò una seconda palla del greco abbondantemente fuori che avrebbe consegnato il doppio break e, di fatto, la vittoria a Sinner nel terzo set. La partita fu poi vinta in rimonta dall’ellenico, che poi conquistò in finale il suo terzo titolo monegasco. E infine arriviamo all’impossibilità di disputare il torneo nel 2025 a causa dell’assurda sospensione comminatagli dalla WADA.
Sinner, pertanto, in un momento si di stanchezza fisiologica però anche di estrema fiducia ha deciso che non avrebbe mai rinunciato alla possibilità di giocare di nuovo il torneo a casa sua.

Finale con Alcaraz, il fattore vento e la svolta

I due rivali che in questo momento stanno dominando il tennis, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, sono arrivati in finale avendo speso lo stesso tempo in campo (5 ore e 59 minuti), entrambi a quota 26 titoli in carriera e con 66 settimane in testa alla classifica ciascuno.
Alcaraz, indubbiamente, era il giocatore che aveva di più da perdere: non solo perché difendeva il titolo vinto lo scorso anno e perché sulla terra è sempre stato l’uomo da battere, con molti più giorni di allenamento su questa superficie rispetto al suo avversario, soprattutto perché questa sfida metteva in palio anche la corona di numero 1 del mondo, che Alcaraz aveva riconquistato e mantenuto quasi ininterrottamente dallo US Open dello scorso settembre.
Inoltre, un elemento del tutto inatteso alla vigilia ha fatto capolino sul Montecarlo Country Club rimescolando le carte in tavola: un vento che soffiava forte e che continuava a cambiare direzione.
Questo nel tennis può sicuramente essere un ostacolo alla linearità del gioco e alla precisione dell’impatto, tuttavia, il giocatore che riesce a “domareil vento e a capire la sua influenza sulla traiettoria della palla riesce a servirsene come un prezioso alleato. Proprio per colpa del vento la qualità della partita non è stata ai livelli delle loro sfide migliori, molti errori anche piuttosto vistosi da una parte e dall’altra e una grandissima difficoltà a tenere la prima palla in campo.
Di certo però non è mancato il pathos e la tensione, con continue occasioni da entrambe le parti, break e controbreak, e un primo set deciso sul filo di lana.
Lo spagnolo numero 1 del mondo scatta meglio dai blocchi partenza, strappando il servizio a Sinner nel secondo game del match, salvo concedere l’immediato controbreak nel game successivo.
Dopo questo botta e risposta sarà Sinner ad avere le migliori occasione per allungare nel primo set, non riuscendo a sfruttare una palla break nel quinto e nel nono game. Dal canto suo Alcaraz, pur non arrivando a palla break, si ritrova spesso avanti di uno o due punti sul servizio di Sinner che, nonostante una percentuale di prime ampiamente sotto il 50%, riesce sempre a salvarsi. Uno snodo importante della partita è sul 6-5, quando Alcaraz sbaglia un dritto abbastanza agevole sul 15-30 che lo avrebbe portato a due set point. Si arriva così all’inevitabile tiebreak, il sedicesimo in diciassette sfide tra i due. Sinner è bravo a portarsi avanti 5-2 sfruttando una smorzata non perfetta di Carlitos e aggrappandosi al servizio, che finalmente ha iniziato a sostenerlo. Sul 6-4 e servizio Sinner affossa in rete un dritto molto comodo in uscita dal servizio, sciupando il primo set point. Tuttavia, accade un qualcosa di difficile previsione: Alcaraz commette doppio fallo sul set point, il terzo del primo parziale, di fatto consegnando il primo set nelle mani dell’azzurro.
Il secondo set ha ricalcato inizialmente l’avvio di partita, con la reazione immediata di Alcaraz che si procura nel primo game subito due palle break consecutive. Nel game di risposta successivo, complici la prima di servizio di Sinner che scompare nuovamente e i troppi errori con il dritto, riesce a strappare il servizio a Jannik e a consolidare il break nel game successivo, annullando due palle del controbreak. Sul 3-1 Alcaraz si trova nuovamente avanti 15-30 sul servizio di Sinner e da quel momento non ha più vinto un game. Sinner si salva e nel game successivo riesce alla terza occasione a recuperare il break di svantaggio.
Alcaraz è piuttosto falloso e nervoso, ad ogni errore gratuito corrisponde un’occhiataccia e una lamentela rivolta al suo box. Sinner, invece, alza la spinta dei colpi e riesce prima ad andare avanti 4-3 e subito dopo strappare il servizio al murciano andando a servire per il match.
Sul 5-3 Sinner non deve fare molto per arrivare a match point, è sufficiente raccogliere 3 gratuiti in palleggio dello spagnolo, ormai visibilmente scoraggiato. Sul 40-15 la risposta di dritto di Alcaraz è lunga e Sinner si inginocchia dall’emozione. Prima grande vittoria sul rosso e ritorno al numero 1 del mondo.
Sinner è stato straordinario ad adattarsi meglio alle particolari condizioni di gioco, riuscendo a trovare un’ottima continuità in risposta utilizzando anche il vento come alleato, a differenza di Alcaraz che spesso è andato fuori giri anche per colpa delle raffiche che arrivavano da tutte le direzioni.


Un segnale forte verso Parigi

Sinner conquista così il terzo masters 1000 consecutivo in un mese e mezzo – e in tre fuso orari diversi – e l’ottavo in carriera, eguagliando proprio Alcaraz, e stacca l’iberico per quanto riguarda i tornei vinti e le settimane da numero 1, anche se in questo i due sono destinati ad un eterno valzer di sorpassi e controsorpassi.
Questa vittoria rischia di pesare molto nella rivalità tra Jannik e Carlos, soprattutto perché sfata un tabù che stava diventando ingombrante nella mente di Sinner: battere Alcaraz nella finale di un torneo così importante sulla terra può dargli la spinta e la convinzione necessaria per andarsi a prendere quello che manca al suo palmares. Quel titolo a Parigi che l’anno scorso gli sfuggì dalle mani di un’inezia, dopo una finale già storica di 5 ore e mezza e col rimpianto di non aver sfruttato 3 match point consecutivi. Per completezza assoluta tra i “big titles” mancherebbero anche Madrid e Roma, che ha un valore anche simbolico visto che quest’anno ricorrono i 50 anni dall’ultima vittoria tricolore al Foro Italico – Adriano Panatta nel 1976.
L’obiettivo dichiarato del 2026 è però il Roland Garros, per prendersi quella Coppa dei Moschettieri a cui l’anno scorso fu costretto a dire “au revoir”.

Condividi anche tu!