Intervista a Gianmarco Valbusa.

E’ nato il 27 aprile del 1967 a Bussolengo la persona che tutti chiamano Presidente “ ma presidente non lo sono mai stato...” precisa Gianmarco Valbusa, ” presidente è Paolo Pradella…”
Artigiano figlio di artigiani, è oggi imprenditore edile attualmente impegnato nella costruzione di un condominio a Valeggio sul Mincio.
Non poteva che essere nativo del Toro, Gianmarco Valbusa, metodico, pragmatico, affidabile. E’ serio nel suo lavoro e nelle passioni.  La sua indole docile può farlo apparire malleabile ma, più di frequente, è l’ostinazione a guidare i suoi pensieri e le azioni. Come l’animale si muove e pensa lentamente, ma nel momento stesso in cui impara qualcosa lo assimila in modo duraturo.  La grande virtù del Toro  è la pazienza e la costanza.  Sono individui leali, pur con qualche debolezza: hanno molto il senso dell’amicizia, farebbero veramente tutto per un amico, anche aiutarlo economicamente, anche se il Toro non manca di una grande parsimonia. La formazione dell’individuo è influenzata dall’infanzia e dall’ambiente familiare, sa dove vuole arrivare e non tollera imposizioni, inoltre odia l’intrigo e rifugge il pettegolezzo. Diventa assai pericoloso quando si accorge di essere stato tradito e strumentalizzato.

Non è arrivato per caso al Sona Calcio: è stato giocatore delle giovanili del Palazzolo, “...prima ex portiere e poi attaccante perchè era più bello cacciare le palle nelle reti degli altri...” prima di lasciare il calcio a 17 anni nel ricordo di 80 reti segnate e 2 crociati a testimonianza che il calcio era nel sangue.
Il figlio Thomas ha segnato il ritorno al mondo del calcio, quando il ragazzo nel 2008 approda alle giovanili, allievi, dell’allora Sona Mazza con presidente Giorgio Cinquetti che coinvolge papà Gianmarco e lo tessera come dirigente. Genitore si, per una storia che viene vissuta con tanta genuina passione.

Un suo messaggio di ieri sulla pagina facebook di lasciare il calcio attivo viene raccolto ed ecco il motivo dell’intervista, per cercare di spiegare ai tifosi del Sona Calcio i perchè della decisione:
“…non ci sono motivi particolari, nessuna interferenza con la dirigenza attuale, ho sentito la necessità di staccare la spina e di fare come si dice in gergo, un po’ di purga, disintossicarmi insomma. La decisione è stata presa con la salvezza della squadra che milita in Eccellenza che ha disputato un campionato di assoluto valore e che può preparare il terreno ad altre prestazioni…
Delusione di chi intervista e di chi si aspettava motivazioni più forti e interessanti da un punto di vista relazionale. Dunque è solo per stanchezza. Vogliamo ricordare qualcuno Gianmarco Valbusa?
” Si, fra i giocatori devo dare il primo premio all’umanità ad Andrea Cipriani, un vero capitano che sa farsi amare da tutti e a Carlos Dos Santos, un uomo, quest’ultimo, toccato dal destino e negli affetti familiari ma che ha sempre il sorriso sulle labbra da condividere con tutti. Fra i giocatori tecnici mi è piaciuto più di tutti Montresor Giacomo, classe 2000, mi ricorda tanto la favola del brutto anatroccolo che diventa un bel cigno: è arrivato al Sona accompagnato da valutazioni modeste ma poi grazie al temperamento personale e all’assistenza di mister Carli che ha intravisto le potenzialità, è cresciuto e diventerà uno dei punti di forza della prima squadra rossoblu. ”

Parliamo di allenatori anche, chi si è dimostrato più valido nelle giovanili?

Il Sona Calcio ha negli staff tecnici delle giovanili tanta competenza unita a passione incrollabile ma un diploma speciale lo darei a Massimo Carli, io so che aspira sempre ad una prima squadra ma i mister bravi dovrebbero restare nel giovanile, i ragazzi hanno bisogno di loro. Parlando di mister devo anche stringere la mano per la loro capacità di interpretare la gara a Carlo Breve e a Renica Alessandto, veramente due grandi tecnici. Ma l’ultimo allenatore Marco Tommasoni mi ha meravigliato per la cultura tecnica e la capacità di stare vicino ai giocatori e dialogare con loro.”

Si conclude qui l’intervista: gli occhi a fessura di Gianmarco si schiudono e accompagnano un sorriso che apre a scenari futuri. Ma lasci il calcio per sempre?:
“...e come si fa a lasciare il calcio, quando ce l’hai nel sangue? tutto è possibile nella vita, le decisioni prese possono lasciare il posto a nuove situazioni, tutto è possibile, è la vita...”

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