Storie a 5 cerchi; Bob a due
Giacomo Conti oro olimpico
di Pietro Perbellini
La piscina veronese di viale Galliano, oggi “Centro Federale Alberto Castagnetti”, è intitolata all’ufficiale dell’Aeronautica Giacomo Conti, nato a Palermo nel 1918 ma veronese d’adozione in quanto, dopo essere stato trasferito alla base di Villafranca, assunse i gradi di generale e visse a Verona fino alla morte, avvenuta nel 1992. In pochi sanno che Conti, in coppia con il bassanese Lamberto Dalla Costa, conquistò l’oro olimpico nel bob a 2 alle Olimpiadi invernali di Cortina d’Ampezzo 1956.

Una coppia d’oro: a sinistra Lamberto Dalla Costa, a destra Giacomo Conti
I due avieri furono autori di un’autentica impresa e protagonisti di uno dei momenti più gloriosi dello sport italiano. In vista di quei Giochi (i primi nella storia organizzati in Italia) la nostra Federazione, sull’esempio degli USA, decise di reclutare bobbisti tra i membri dell’Aeronautica. Ciò avrebbe consentito ai militari di tenersi in allenamento e testare condizioni simili a quelle che avrebbero incontrato durante i voli.
Il pilota di caccia Lamberto Dalla Costa, classe 1920, venne selezionato come guidatore dell’equipaggio di Italia 1. La scelta del frenatore, dopo varie selezioni, ricadde sul maggiore 38enne Giacomo Conti. I due, pur non avendo mai praticato attività agonistica di alto livello, si dimostrarono subito adatti a questa disciplina.
Per l’occasione, la nostra nazionale si presentò al via con un’altra squadra agguerrita, composta da due atleti non militari e per di più cittadini di Cortina d’Ampezzo: il mitico guidatore Eugenio Monti e l’amico Renzo Alverà. Monti, soprannominato da Gianni Brera “Rosso Volante” per via del colore della capigliatura e della capacità unica di sfrecciare sul ghiaccio, negli anni a venire si distinguerà come uno dei più grandi di questo sport: nove volte campione del mondo, 10 volte campione italiano e conquistatore di 6 medaglie olimpiche.

Da sinistra, Renzo Alverà, Eugenio Monti, Lamberto Dalla Costa e Giacomo Conti
Per questo evento, rispetto alle altre nazionali, l’Italia possiede due importanti armi a suo favore: la profonda conoscenza del tracciato olimpico e la superiorità tecnologica dei materiali. Monti-Alverà possono contare sull’ innovativo “bob Podar”, creato nell’officina dell’artigiano cortinese Evaldo Dandrea, detto Podar, e caratterizzato da un design innovativo dovuto alla carenatura del cofano anteriore e ad una struttura robusta che garantisce maneggevolezza, velocità e affidabilità. Tuttavia, l’Aeronautica ha modo di perfezionare ulteriormente i componenti affidando la progettazione del mezzo di Dalla Costa-Conti alla casa motociclistica Guzzi. In particolare, vengono effettuati importanti test di aerodinamica nell’avveniristica galleria del vento di Mandello Lario, sede dell’azienda di motociclette.

Il duo dell’Aeronautica impegnato in una delle discese della competizione olimpica
Il 27 gennaio è il grande giorno della gara olimpica che si svolge su 4 manche. A sorpresa, Dalla Costa e Conti mettono subito pressione agli avversari, siglando il nuovo record della pista in 1’22”00. Gli ampezzani di Italia 2 sono i rivali più vicini, seppur con 73 centesimi di ritardo. Nella seconda discesa la musica non cambia: 1’22”45 per Della Costa-Conti contro 1’22”53 di Monti-Alverà. Si chiude così la prima giornata di gara, con gli equipaggi italiani che occupano saldamente le prime due posizioni e con le altre nazioni a contendersi il terzo gradino a distanza siderale. Ad un giornalista del Corriere della Sera, un Monti ostinato dichiara: “Domani, a costo di accopparmi, arrivo primo”.
Il giorno seguente, nella terza manche il duo Dalla Costa-Conti si dimostra ancora granitico, segnando 1’22”95. Monti non ingrana e arriva dietro di 42 centesimi. Ormai i giochi sono fatti: per festeggiare una meravigliosa doppietta azzurra bisogna arrivare in fondo senza ribaltarsi. Nell’ultima discesa gli avieri ottengono 1’22”74, Monti freme per aggiudicarsi almeno una delle manche, ma una sbandata in curva lo relega a 8 centesimi di ritardo. Il trionfo di Della Costa-Conti ha un valore storico: è il primo per l’Italia in questa disciplina e, soprattutto, l’unico del contingente azzurro in quell’edizione casalinga dei Giochi. Leggenda vuole che un deluso Monti, al termine della gara, sia salito per gioco sul bob dei vincitori e abbia stracciato di un secondo il primato della pista. Vero o no che sia l’episodio, il “Rosso Volante” si riscatterà 12 anni dopo, quando ai Giochi di Grenoble del ‘68 otterrà un doppio oro nel bob a 2 e nel bob a 4.

Al termine della quarta manche la coppia di avieri può finalmente festeggiare la conquista del titolo olimpico
Molti sono i protagonisti di quella competizione entrata nella storia degli sport sul ghiaccio. Gli svizzeri Max Angst e Harry Warburton, primi degli umani, agguantano il bronzo con un ritardo di più di sette secondi da Italia 1. Soltanto ottava la Germania del grande Andreas Ostler, campione olimpico 1952 nel bob a 2 e a 4. Curiosamente, al tredicesimo posto figura l’equipaggio belga di Albert Casteleyns, medaglia di bronzo alle Olimpiadi estive di Berlino 1936 nella pallanuoto.
Storie gloriose ma anche drammatiche, come quella del pilota del Liechtenstein Moritz Heidegger, piazzatosi all’ultimo posto in classifica. Due settimane dopo Cortina, durante una gara sulla pista di Saint .Moritz, il mezzo di Heidegger si ribalta e il ventiquattrenne, in seguito alle conseguenze dell’incidente, morirà in ospedale alcuni giorni dopo. Infine, merita una menzione particolare l’equipaggio iberico di Alfonso de Portago, quarto a sorpresa ad un’inezia dal podio. Per l’aristocratico spagnolo, figlio di un marchese, il bob rappresenta un ulteriore elemento di spericolatezza in una vita vissuta costantemente ai limiti del rischio. Eccellente automobilista, esordisce in Formula 1 con la scuderia Ferrari, ottenendo pure un secondo posto nel Gran Premio di Gran Bretagna. Nel 1957, alla guida di una Ferrari 335 S si schiera al via delle Mille Miglia andando incontro ad un destino crudele: viaggiando ad alta velocità sulla statale di Guidizzolo, lo scoppio di uno pneumatico causa l’uscita di strada della vettura investendo mortalmente nove spettatori, di cui cinque bambini, e uccidendo De Portago sul colpo assieme al suo copilota.
Tornando ai nostri eroi azzurri, recentemente il Comune di Crespano del Grappa ha omaggiato il concittadino Lamberto Dalla Costa attraverso una serie di rievocazioni dedicate all’impresa del 1956. È un vero peccato che a Verona la figura di Giacomo Conti sia stata quasi dimenticata, poiché l’aver conquistato un oro olimpico in una gara da leggenda dovrebbe garantirne un ricordo perenne, specialmente nella città che l’ha adottato e che ospiterà la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. La sua favola olimpica meriterebbe di essere raccontata a tutti i bambini nel momento della buonanotte, poiché possiede la stessa magia delle fiabe dei fratelli Grimm, di Perrault e di Andersen… con la differenza che quella di Conti è pura realtà e l’eroe, nel nostro caso, è un uomo in carne e ossa.

Pietro Perbellini, è nato a Verona il 28/8/1984. Residente a San Giovanni Lupatoto. pietroperbellini@alice.it
Come atleta è stato specialista di decathlon e lancio del giavellotto. Scrive principalmente cronache e interviste sull’atletica leggera.
Ha scelto Giovanisport per conseguire l’Iscrizione all’Ordine dei Giornalisti.


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