Proposte innovative per il Calcio Giovanile.

In questo periodo storico il calcio italiano sta probabilmente vivendo il momento più basso della sua storia. A conferma di ciò, la mancata qualificazione ai campionati mondiali di Russia 2018 e l’assenza di affermazioni di una squadra di club in competizioni europee; l’ultima risale all’ormai lontano 2010 con il “triplete” dell’Inter di Mourinho. La Nazionale è ferma purtroppo al successo  Mondiale del 2006.

Tutto ciò rispecchia la condizione del sistema calcistico italiano attuale, sistema antiquato che va riformato e svecchiato, dal professionismo fino ai settori giovanili.
Prima di tutto sarebbe a mio avviso necessario stabilire una regola da prendere in prestito dalla federazione russa, la quale dopo l’umiliante figura della propria rappresentativa nazionale al campionato mondiale del 2014 in Brasile ha imposto ad ogni squadra del principale campionato di schierare nell’undici di partenza un minimo di sei giocatori russi titolari. Quest’azione ha portato un paese come la Russia tra le prime otto nazionali al mondo al recente Mondiale 2018 che essa stessa ha ospitato.
E questa regola andrebbe a mio avviso imposta anche in un Italia che da anni è succube di una profonda crisi della propria nazionale. La norma andrebbe comunque rivisitata: ogni squadra di Serie A, B, C e D dovrebbe essere obbligata a schierare un minimo di sei (la maggioranza + uno)  calciatori italiani titolari, di cui uno cresciuto nel proprio settore giovanile. Sono infatti pochissimi i calciatori che dopo aver percorso la trafila del settore giovanile di una squadra professionistica trovano poi spazio in una prima squadra professionistica, in quanto vengono preferiti calciatori d’oltremare.
Verso i quali, tengo a precisare, non abbiamo assolutamente nulla in contrario; ma se prendiamo come esempio l’Atalanta, una delle pochissime società italiane che punta molto sullo sviluppo dei propri giovani facendoli esordire spesso nella massima serie (vedi Caldara, Conti, Gagliardini, Spinazzola e si potrebbe continuare ancora per molto), e che ha ottenuto negli anni importanti risultati, non vediamo il perché le altre società italiane non dovrebbero seguire la medesima strada, invece di andare a pescare calciatori altrove, non sfruttando l’enorme potenziale che i giovani di “casa nostra” sono in grado di offrire.
Per chiudere con il calcio dei grandi sarebbe opportuno istituire una Coppa Italia in stile F.A. Cup inglese, con tutte le squadre della penisola che dovrebbero godere del diritto di poter prenderne parte. La squadra di una lega superiore dovrebbe però (come succede in Inghilterra) giocare in trasferta contro una di una lega minore e non, come accade con la formula di oggi, con le big di Serie A che entrano dagli ottavi di finale giocando in casa contro le squadre meno blasonate, che vedono quindi ridursi al minimo le proprie possibilità di avanzare. La nascita di questa nuova Coppa Italia sarebbe necessaria al fine di abolire i vari trofei regionali delle categorie dilettantistiche ma anche di Lega Pro, che a mio parere hanno poco senso di esistere. Prima di passare definitivamente al punto cardine della nostra riflessione, ovvero il settore il giovanile, ritengo che sia doverosa una ridenominazione dei vari livelli del calcio mantenendo Serie A, Serie B, Serie C (che in realtà è chiamata Lega Pro) e Serie D e cambiando invece Eccellenza e Promozione in Divisione Regionale Elite e Divisione Regionale; e Prima, Seconda e Terza Categoria in Prima, Seconda e Terza Divisone, tutto ciò per far bene risaltare il passaggio da professionismo (Serie) a dilettantismo (Divisione). Questo suddivisione non risulta spesso così evidente a molte società dilettantistiche, che si comportano da professionistiche autoconvincendosi di avere una supremazia su altre più piccole che in realtà non gli viene riconosciuta da nessuno.

Per quanto riguarda i settori giovanili bisognerebbe invece seguire il modello spagnolo; non a caso il campionato spagnolo è da anni al vertice del ranking UEFA e negli ultimi anni i club spagnoli hanno avuto un dominio quasi assoluto nelle due maggiori competizioni europee. Questo, bisogna ammetterlo, è anche dovuto alle ingenti somme di denaro che alcuni proprietari di club prestigiosi come Barcellona e Real Madrid possono investire, ma è anche il frutto di un’organizzazione e di un‘attenzione verso il settore giovanile che purtroppo in Italia  sono andate perse con lo scorrere del tempo. Il Barcellona è ad esempio universalmente conosciuto per l’altissima qualità dei talenti sfornati dalla propria “cantera”. Ma in cosa differisce il sistema spagnolo da quello italiano? Molto semplice, dalla massima mobilità di promozioni e retrocessioni nei campionati giovanili che in Italia non c’è. Nel nostro paese infatti la partecipazione di una squadra ad un campionato giovanile dipende strettamente dalla collocazione della propria prima squadra, e questo è sbagliato. Nei campionati iberici invece per ogni categoria giovanile agonistica Juvenil (Juniores Under 19), Cadete (Allievi Under 17), e Alevìn (Giovanissimi Under 15) ci sono sei leghe completamente mobili, e questo rende possibile il fatto che squadre di provincia possano arrivare a fronteggiarsi con team appartenenti al settore giovanile di squadre professionistiche. E questo permette di avere (come è giusto che sia) due pianeti differenti: quello delle prime squadre e quello del settore giovanile, precludendo così ai club professionistici di  poter esercitare un monopolio sui giovani talenti della propria provincia o regione, che poi ribadisco, non vengono quasi mai portati fino alla prima squadra; anzi, arrivati all’età di 18 anni sono fatti girovagare in prestito a formazioni di Lega Pro o Serie D o molto spesso anche a franchigie di livello minore. Per chiarire le idee,  ecco come si trasformerebbe il sistema dei campionati giovanili se venisse applicata la formula spagnola.

Juniores Under 19 e fuoriquota

Oggi Nuova Formula
Primavera 1 (Serie A) Campionato Nazionale Elite Under 19
Promozioni e retrocessioni dipendono dalla prima squadra Promozioni e retrocessioni libere
Primavera 2 (Serie B) Campionato Nazionale Under 19
Promozioni e retrocessioni dipendono dalla prima squadra Promozioni e retrocessioni libere
Berretti (Lega Pro) Campionato Interregionale Under 19
Promozioni e retrocessioni dipendono dalla prima squadra Promozioni e retrocessioni libere
Juniores Nazionali (Serie D) Campionato Regionale Elite Under 19
Promozioni e retrocessioni dipendono dalla prima squadra Promozioni e retrocessioni libere
Juniores Regionali Elite (dall’ Eccellenza in giù) Campionato Regionale Under 19
Promozioni e retrocessioni libere Promozioni e retrocessioni libere
Juniores Regionali Campionato Provinciale Elite Under 19
Promozioni e Retrocessioni libere Promozioni e retrocessioni libere
Juniores Provinciali Campionato Provinciale Under 19

 

Under 17 e Under 15

 

Oggi Nuova Formula
Under 17 e Under 15 Serie A e B Under 17 e Under 15 Nazionale Elite
Promozioni e retrocessioni dipendono dalla prima squadra Promozioni e retrocessioni libere
Under 17 e Under 15 Lega Pro Under 17 e Under 15 Nazionale
Promozioni e retrocessioni dipendono dalla prima squadra Promozioni e retrocessioni libere
Under 17 e Under 15 Regionale Elite Under 17 e Under 15 Interregionale
Promozioni e retrocessioni libere Promozioni e retrocessioni libere
Under 17 e Under 15 Regionale Under 17 e Under 15 Regionale
Promozioni e retrocessioni libere Promozioni e retrocessioni libere
Under 17 e Under 15 Provinciale Under 17 e Under 15 Provinciale

 

Under 16 e Under 14

Oggi Nuova Formula
Under 16 e Under 14 Serie A, B e Lega Pro Under 16 e Under 14 Nazionale
Promozioni e retrocessioni dipendono dalla prima squadra Promozioni e retrocessioni libere
Under 16 e Under 14 Regionali Sperimentali Under 16 e Under 14 Regionale
Promozioni a richiesta, retrocessioni inesistenti Promozioni e retrocessioni libere
Under 16 e Under 14 Provinciali Under 16 e Under 14 Provinciale

 

Sarebbe inoltre opportuno istituire anche una Coppa Italia per tutte le categorie giovanili, Under 19, Under 17, Under 16, Under 15 e Under 14.

Sono arrivato alla conclusione di questo articolo di riflessione; l’ultimo argomento che desideravo trattare era l’estensione di una regola che esiste negli Stati Uniti d’America, e che stabilisce che un ragazzo può decidere di cambiare la propria squadra sportiva solo se accerta anche il cambio di residenza nella città o paese in cui quella determinata squadra o scuola opera. Una regola del genere porrebbe fine in Italia all’esodo di migliaia di baby calciatori che praticamente non giocano mai nella società calcistica del proprio paese di residenza. Capisco che una manovra del genere sarebbe forse estrema anche perché la concezione dello sport in Europa e negli Stati Uniti D’America è totalmente differente perchè nel vecchio ( mai stato così vecchio come adesso) continente,  il calcio come quasi tutti gli sport di squadra, sono basati sulla compravendita di giocatori (a livello professionistico) e al passaggio di questi (a livello dilettantistico) da una squadra ad un’altra che cerca di rinforzare il proprio organico nelle pause estive e invernali.

Francesco Galvagni

================================================================================

Rispondo alla domanda del titolo: pronto soccorso e di corsa anche, o vogliamo lasciarlo in lungodegenza?

Francesco Galvagni è un giovane reporter che sta seguendo con Giovanigol il percorso per ottenere il tesserino di Giornalista Pubblicista. Frequenta il liceo e gioca nella juniores del Sommacustoza. La passione per il calcio e per lo scrivere, lo porta a queste analisi e proposte che condivido in pieno, l’importante è che trovino coscienze coraggiose in grado di modificare e moralizzare il calcio italiano.
Rodolfo Giurgevich
(Direttore Responsabile di Giovanigol)

 

Condividi anche tu!