F.I.G.C. Associazione Italiana Arbitri Circolare n.1 – 2025/2026
Linee guida per il principio secondo cui “Solo il capitano” può rivolgersi all’arbitro
di Rodolfo Giurgevich
A torto o a ragione l’arbitro non va aggredito neanche verbalmente; dopo anni di permissività con allenatori e giocatori abituati a circondare un direttore di gara per condizionarlo in qualche modo, l’Aia emette una circolare con le linee guida per ricordare che solo il capitano può chiedere chiarimenti all’arbitro, che c’è una zona di rispetto per garantire serenità decisionale e anche quando il capitano è il portiere e le opzioni per il giovanile.
Infine un invito ai dirigenti delle Società Sportive a sviluppare sensibilità sportiva nei giocatori (soprattutto quelli giovani) e a ricordare ai mister che il rispetto per gli arbitri va allargato anche alle pagine social.
L’educazione sportiva comincia dal rispetto dei direttori di gara e dall’accettazione serena di una sconfitta.
Buona stagione a tutti, vince sempre chi rispetta le regole.
Introduzione
Rispetto e correttezza sono valori fondamentali del calcio, ma arbitri e altri ufficiali di gara sono regolarmente soggetti a dissenso verbale e/o fisico quando prendono decisioni. Nei casi più estremi, a volte i calciatori corrono verso gli arbitri e li circondano o si accalcano intorno, il che dimostra una mancanza di rispetto per l’arbitro, danneggia l’immagine del calcio e può risultare intimidatorio e demoralizzante.
Una più forte collaborazione tra l’arbitro e i capitani delle squadre può aiutare a infondere correttezza e rispetto reciproco. A questo proposito, affinché l’arbitro possa spiegare le decisioni chiave, solo i capitani potranno avvicinarsi all’arbitro, a condizione che lo facciano in modo rispettoso e si comportino come tali.
Allo stesso tempo, sarà responsabilità di ogni capitano assicurarsi che i propri compagni di squadra rimangono a una distanza ragionevole dall’arbitro e non interferiscano nell’interazione tra l’arbitro e il/i capitano/i della squadra
Linee Guida
• Le normali interazioni tra calciatori e arbitro sono consentite e rimangono importanti (per promuovere la trasparenza ed evitare possibili frustrazioni e conflitti)
• Qualsiasi calciatore (incluso il capitano) che mostri dissenso con parole o azioni verrà ammonito
• L’arbitro, ove opportuno, spiegherà le decisioni importanti al capitano/i o calciatore/i coinvolti in un episodio
• Per evitare che i calciatori si accalchino o circondino l’arbitro in situazioni importanti e in seguito a episodi o decisioni chiave:
• solo un calciatore di ogni squadra, solitamente il capitano, può avvicinarsi all’arbitro e, nel farlo, deve sempre interagire in modo rispettoso
• l’arbitro può istruire/incoraggiare i calciatori (verbalmente o con gesti) a non avvicinarsi a loro
• i capitani delle squadre sono responsabili di aiutare a dirigere i loro compagni di squadra lontano dall’arbitro
• i calciatori che si avvicinano/circondano l’arbitro quando non è loro permesso di farlo possono essere ammoniti
• se appropriato, l’arbitro può ritardare la ripresa del gioco per consentire al/ai capitano/i di parlare con i
compagni di squadra per spiegare una decisione, richiedere un comportamento corretto, ecc.
• L’interazione con, o un avvicinamento da parte di, qualsiasi calciatore diverso dal capitano è a discrezione
dell’arbitro, ad esempio se il calciatore ha commesso un’infrazione, ha subito fallo e/o è infortunato.
Quando il capitano è il portiere
• Quando il portiere è il capitano, l’arbitro deve essere informato, entro e non oltre il sorteggio prima del calcio d’inizio, su quale calciatore è designato per avvicinarsi all’arbitro al posto del portiere
• Solo il portiere o il calciatore designato, non entrambi, possono avvicinarsi all’arbitro
• Se il calciatore designato viene sostituito o espulso, deve essere designato un altro calciatore
Opzione per le gare giovanili, quelle tra veterani, tra disabili e per il calcio di base
Le linee guida di seguito si applicano solo per le gare giovanili, quelle tra veterani, tra disabili e per il calcio di base.
• L’arbitro può avviare le linee guida “solo il capitano” fischiando e utilizzando il seguente segnale:
• Sollevare entrambe le braccia sopra la testa e incrociarle ai polsi
• Disincrociare le braccia e muoverle davanti al corpo con i palmi aperti in un movimento di spinta in avanti per indicare che i calciatori non devono avvicinarsi.
La “zona” corretta di interazione
• Una zona riservata al capitano si estenderà quindi per 4m attorno all’arbitro
• Se appropriato, l’arbitro può allontanarsi dai calciatori per creare la zona riservata al capitano
• Nessun calciatore è autorizzato a entrare nella zona riservata al capitano, ad eccezione del capitano di ogni squadra, che deve indossare una fascia identificativa
• Il capitano ha un certo grado di responsabilità nell’incoraggiare i compagni di squadra a rispettare la zona riservata al capitano e a rimanere ad almeno 4m di distanza dall’arbitro
• Se un calciatore diverso dal capitano entra nella zona riservata al capitano, il trasgressore deve essere ammonito per dissenso tramite azione
• Se più di un calciatore di una squadra entra nella zona riservata al capitano, almeno un calciatore deve
essere ammonito – questo sarà solitamente il primo calciatore non autorizzato a entrare nella zona riservata al capitano o il calciatore il cui approccio è più aggressivo
• Qualsiasi episodio in cui più di un calciatore non autorizzato di una squadra entra nella zona riservata al capitano deve essere segnalato alle autorità competenti dopo la gara*
La circolare conclude con l’incoraggiamento agli organizzatori delle competizioni, ad applicare sanzioni appropriate per trattare
le situazioni in cui più di un calciatore di una squadra entra nella zona riservata al capitano.
Della serie, anche la “caciara” è un’aggressione verbale.

Fondatore dell’Associazione Giovanisport Aps, è Direttore Editoriale per le testate di Giovanisport Aps. Nato a Copparo (Fe) il 3.2.1948, si occupa di cronache, commenti, interviste ed inchieste riguardanti lo sport giovanile. Giornalista da venticinque anni, condivide con i Reporter la mission dell’Associazione ovvero il divulgare la cultura e gli aspetti morali dello sport giovanile per dare merito a quanti correttamente interagiscono: giovani atleti, genitori, arbitri, tecnici e dirigenti sportivi. E’ tutor volontario (non retribuito) per assistere gli aspiranti giornalisti fino al raggiungimento dell’Iscrizione all’Albo dei Giornalisti.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.