Intervista
Sergio Meneghini, Juventina Valpantena U19
di Mattia Tregnago
Mordace, meticoloso e, per certi versi, divisivo. Tre aggettivi per raccontare al meglio prima l’uomo, poi l’allenatore che si cela alle spalle di Sergio Meneghini, da poco accasatosi alla corte del presidente Ivan Ferraro in quel di Poiano, e reduce da un’esperienza dolce-amara alla guida dell’Oppeano U16. Classe ’61, Meneghini, una volta appesi scarpini e guantoni al chiodo, ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo tra le panchine più prestigiose del panorama calcistico locale. Portiere dagli ottimi riflessi prima, allenatore dalle spiccate qualità umane poi, Meneghini si è raccontato ai nostri microfoni con leggerezza (l’ironia è insita in lui) e con la consapevolezza di chi, una volta compiuta la cosiddetta “gavetta”, vede, nel proprio futuro, soltanto la possibilità di allargare il proprio bagaglio sportivo, ottenendo gioie sportive al comando di ragazzi plasmati a propria immagine e somiglianza.
«Io sto molto bene» esordisce Meneghini, «Ciò che mi ha portato ad accettare l’incarico di allenatore della Juniores bianconera sicuramente è stata la categoria; infatti, nella mia carriera, finora non avevo mai allenato nella Juniores regionale, e poterlo fare con la casacca della Juventina Valpantena è stimolante. È un campionato che riserva sempre sorprese, almeno così mi dicono. Non è semplice trovare una quadra, perchè spesso le prime squadre necessitano dei nostri giocatori durante la settimana, perciò bisogna essere quasi impeccabili nella gestione. Un altro fattore molto intrigante è sicuramente il tasso tecnico, assai elevato. C’è sempre qualità in campo. Perciò l’offerta proposta dalla Juventina era, nel suo complesso, molto allettante. Già da qualche mese l’accordo era nell’aria, perciò quest’anno veniva da sé accettare. Tra l’altro, il campo di Poiano è più comodo da raggiungere rispetto a dove risiedo, ma questo è un espetto minore. La società della Juventina, così come il gruppo squadra conosciuto nelle scorse settimane, è presente.».
Non senza rimpianti, e con un filo di amarezza, mister Meneghini racconta l’ultima esperienza calcistica alla guida dell’Oppeano U16: «Mi spiace molto per come si è conclusa la mia esperienza ad Oppeano. Sinceramente, mi aspettavo una riconferma, visti i risultati e l’affiatamento del gruppo. Tutto è andato secondo i piani, infatti sarei rimasto volentieri alla guida degli Allievi U16. Nella prima parte di stagione eravamo rientrati nel novero delle formazioni candidate al regionale, mentre nella seconda parte siamo calati per poi concludere l’anno, nell’ultimo mese d’annata, in netta crescita. All’inizio di questa stagione, però, l’arrivo di nuove figure dirigenziali e di un nuovo responsabile tecnico hanno portato ad un rinnovamento delle panchine, e perciò, a malincuore, ho lasciato i biancorossi».
In merito alla cervellotica formula che ha coinvolto gli scorsi campionati U16 e U14, Meneghini esprime un giudizio in controtendenza rispetto al pensiero espresso dalla maggior parte degli addetti ai lavori: «Avendola vissuta dall’interno, penso che squadre con più tesserati possono permettersi di competere senza problemi anche nelle categorie “di mezzo” come l’U14 e l’U16, mentre club con un bacino sportivo minore fanno fatica in primis a costruire formazioni con l’annata unica, figuriamoci ad assemblare formazioni competitive. Io non sono contrario alla nuovo format, l’anno scorso è stato un tipico “anno di passaggio” necessario per aggiornare la formula, seppur doloroso per alcune squadre. Si sono viste, ahimè, formazioni di livello nazionali confrontarsi con ragazzi provinciali. Credo che, nel giro di un paio di anni, il livello si appianerà. Già da quest’anno spero non si assista sistematicamente a vittorie con oltre venti gol di scarto, altrimenti il campionato perderebbe di significato e surclassare gli avversari non sarebbe allenante».
Facendo un tuffo nel passato, il neo tecnico della Juventina riassume, in un toccante amarcord, le tappe principali della propria carriera da allenatore, sottolineando come, gli esordi, siano frutto di un “casuale scherzo del destino”: «Dopo aver giocato per tanti anni nel ruolo di portiere, mai avrei pensato di sedere su una panchina; o perlomeno non ci avevo mai pensato. Dopo il ritiro infatti, mi sono cimentato nel ruolo di preparatore dei portieri, vista la lunga militanza tra i pali. Fortuna ha voluto che mia figlia, Sofia, dopo aver dato i primi calci ad un pallone nella squadra del paese, una volta diventata ragazza, mi ha chiesto di trasferirsi in un gruppo-squadra di sole femmine. Perciò, da Montorio ci spostavamo settimanalmente a Costermano, dove si allenava il Bardolino femminile. Durante gli allenamenti, ai quali spesso assistevo, alcuni dirigenti del Bardolino, conoscendo il mio passato sportivo, mi chiesero il motivo per cui non allenassi. Io ero molto restio, perchè raramente mi affaccio ad ambienti che non mi appartengono. Grazie alla lunga carriera da calciatore, sono entrato rapidamente in graduatoria ed ho ottenuto, nel giro di poco, il patentino UEFA B. Volevo mettermi in gioco con competenza, perciò ottenere il patentino mi ha spinto a proseguire. La prima panchina affidatami è stata l’U15 femminile del Bardolino, con la quale ho perso la finale scudetto contro la Roma a Coverciano. Poi alcune fusioni che hanno coinvolto lo stesso Bardolino mi hanno portato addirittura ad allenare la Primavera femminile dell’Hellas Verona. Il tutto sempre con la promessa di non allenare mia figlia, come giusto che sia. Chiusa nel 2018 l’esperienza “in rosa”, ho allenato gli Allievi regionali del Team S.Lucia, poi quattro stagioni vissute con la casacca del S.Martino Giovani (due anni con gli Allievi e due alla guida degli Juniores, con quest’ultimi promossi ai regionali sotto la mia gestione); l’esperienza rossoverde di S.Martino purtroppo si è conclusa male, nonostante io mi sia trovato sempre bene in quella società. Io certamente non andrò alla ricerca dei dirigenti sanmartinesi per ricucire. Ci vorrebbe più pazienza nei confronti dei tecnici. Infine ho allenato gli Juniores provinciali dell’Illasi nel 2024/25, Oppeano U16 e, quest’anno, i già citati Juniores della Juventina. Io ho sempre operato con i giovani, e ormai, all’età di 65 anni, non so fino a quando potrò andare avanti; finchè ci sarà la passione di scendere in campo, lo farò.»

Sergio Meneghini alla guida della Juniores dell’Illasi (2024)
Trattando il tema del calcio femminile, con Meneghini si sfonda letteralmente una porta aperta, perchè il tecnico ex Bardolino ed Hellas Verona ha lasciato una parte del cuore nei campi del calcio “in rosa”: «Gli inizi, ovvero le prime esperienze nel femminile, mi hanno insegnato le cose migliori. Nel calcio femminile mi sono trovato benissimo, anche sotto l’aspetto psicologico. Forse sono stato avvantaggiato rispetto ad altri perchè avevo già cresciuto tre figlie femmine, perciò relazionarmi con le ragazze mi era familiare. Con alcune delle mie ex calciatrici tutt’oggi ci vediamo, alcune di loro hanno raggiunto la B, la C, oppure l’Eccellenza, comunque categorie importanti. Non tutte erano campionesse, però hanno lasciato in me ricordi indelebili. Avere iniziato con il femminile penso mi abbia agevolato nel passaggio al mondo calcistico maschile; fare il percorso opposto, invece, penso sia più complicato. Infatti, vista la mia esperienza, allenare i maschi è più semplice. Con le ragazze, vanno considerati certi aspetti che il calcio maschile ritiene marginale. Nel calcio femminile ho dovuto curare molto i dettagli, tra i quali la sensibilità con cui porsi. E penso che questa netta differenza si mantenga anche nelle categorie maggiori, tra gli adulti. Poi, lo sport è sempre lo stesso; il pallone è lo stesso, le dimensioni dei campi sono le stesse, le regole le medesime. Le altre maggiori differenze si trovano nella preparazione atletica. Gli allenamenti del femminile non possono avere lo stesso tenore di quelli maschili, perchè la natura ci crea diversi in principio. Dal punto di vista tecnico, invece, anche le ragazze possono destreggiarsi alla pari. Rispetto a quando ho iniziato, le ragazze sono migliorate moltissimo. In Italia, le femmine pagano dazio perchè nelle nostra cultura il calcio è radicato ed etichettato come sport maschile. Sarà difficile, almeno nei prossimi anni, che il calcio femminile si avvicini al maschile. Basti pensare che il professionismo femminile è soltanto in Serie A (tra l’altro, categoria inquinata di straniere nelle ultime stagioni). Ci sono alcune ragazze di Serie B che non possono mantenersi con il solo rimborso spese maturato sui campi. Sotto questo aspetto non ci siamo, anche perchè le ragazze si impegnano allo stesso modo dei maschi. Ci sono pochissime eccezioni in Italia, vedi il Parma femminile, gestito da una cordata americana. Con la mentalità dei dirigenti italiani, il calcio “in rosa” non avrà vita facile. Se seguissimo invece i principi del modello calcistico femminile americano, forse alcuni passi avanti verrebbero fatti.»
Tornando all’attualità, Sergio Meneghini analizza tecnicamente il gruppo squadra messo a disposizione dalla dirigenza della Juventina, in vista della stagione alle porte: «Il gruppo è numericamente buono, siamo 23. Abbiamo un piccolo intoppo tra i pali, infatti ho a disposizione un solo portiere, per ora. C’è buona qualità tecnica, in allenamento tutti danno il massimo. La preparazione è stata intervallata da alcuni test che non avevo programmato e poco centravano con quanto seminato, la società però ha deciso di farceli disputare. Il rischio è che la squadra, a margine di questi incontri amichevoli, subisca qualche contraccolpo a causa di risultati negativi. La scorsa settimana, nel Memorial “Slemer”, abbiamo offerto buone prestazioni, pur tuttavia senza ottenere risultati. Il calcio d’agosto va preso con le pinze, i risultati numerici ottenuti in questo periodo sono relativi. Ho parlato con i ragazzi, loro sono sereni. Assieme a me, in questa stagione sarò coadiuvato dal vice Paolo Tosi, ex giocatore di qualità in ambito dilettantistico. In qualità di dirigente accompagnatore c’è invece Francesco Nilo e come Team Manager Giuliano Menegazzi. L’obiettivo di questo gruppo dev’essere in primis la salvezza. La Juniores della Juventina si appresta a vivere il nono campionato consecutivo nella categoria “regionali”, perciò è un campionato che ci deve assolutamente appartenere. L’inizio di stagione sarà arduo ma già indicativo, giocheremo con Concordia, Dossobuono e Lugagnano. Tre test probanti. Se dovessi indicare le favorite, penso proprio a Lugagnano e Concordia, e anche il S.Martino farà bene. »
Immolarsi per oltre un decennio nell’ambito calcistico giovanile è una sfida tutt’altro che agevole; per mister Meneghini, però, a tutto ciò va anteposto entusiasmo e voglia di divertirsi: «Che io mi sia immolato nel mondo del calcio» sogghigna il tecnico, «mi pare un’affermazione forte. Io soprattutto mi diverto. Vado all’allenamento con grande piacere. Preparo gli allenamenti a casa scrupolosamente, mi salvo dati e statistiche. Io ho avuto la grande fortuna di andare in pensione con la salute dalla mia parte, perciò in allenamento, se manca un portiere, mi dispongo io tra i pali per la partitella. Questi episodi sono il succo dello sport, finchè li vivrò sulla pelle, difficilmente appenderò il cappellino al chiodo. »
Le noti finali dell’intervista risuonano una melodia ricca di sano agonismo, di fair play nei confronti dei propri compagni di squadra e degli avversari, e di spirito combattivo da coltivare settimanalmente, consci di praticare lo sport più bello del mondo: «A tutta la società, e in particolar modo ai miei ragazzi, auguro di scendere in campo con lo stesso entusiasmo con cui scendo in campo anche io. Bisogna mettercela tutta nel diffondere i principi del calcio, fino alla fine. Non bisogna pensare ai fattori esterni, bisogna ascoltare tecnici e dirigenti, loro possono dare i giusti consigli. Alla società auguro di essere sempre attenta alle esigenze di ragazzi e famiglie. Chi fa attività sul campo, dev’essere grato di poterla svolgere e, possibilmente, cercare di ripagare tutti gli sforzi compiuti dalla società. »

Mattia Tregnago è nato a Verona, l’11/08/2008. Frequenta il Liceo Classico “G.Veronese” a San Bonifacio, e da settembre 2024 ha intrapreso, con GiovaniSport, uno stimolante percorso formativo al fine di conseguire l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti. Amante del bel calcio e sensibile a tutti i temi offerti dal calcio dilettantistico veronese, attraverso le colonne di GiovaniSport Mattia racconta settimanalmente le vicende dei giovani talenti locali, con dedizione e passione, barcamenandosi tra uno scatto fulmineo via reflex ed un’intervista-lampo concessa dai tecnici nell’imminente post partita









